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3I/ATLAS: Il mistero cresce con nuove immagini straordinarie

Posted on Novembre 26, 2025 By Arianna Guastella Nessun commento su 3I/ATLAS: Il mistero cresce con nuove immagini straordinarie
Notizia, Misteri, Universo

Le osservazioni tra il 22 e il 24 novembre 2205: immagini sensazionali di 3I/ATLAS

Le osservazioni di 3I/ATLAS raccolte tra il 22 e il 24 novembre 2205 dagli astronomi amatoriali hanno rivoluzionato la nostra comprensione dell’oggetto interstellare. Le immagini mostrano una chioma luminosa con coda e anti-coda sorprendentemente collimati, una morfologia rara perfino per le comete attive. Questa geometria suggerisce una dinamica di espulsione del materiale molto intensa, capace di resistere alla pressione del vento solare.

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La migliore immagine disponibile — scattata da Mitsunori Tsumura il 22 novembre alle 19:25 UTC con un telescopio da 0,5 metri — ha mostrato una coda lunga fino a 5 milioni di chilometri, mentre l’anti-coda, diretta verso il Sole, si estende per circa un milione di chilometri. A una distanza di 300 milioni di chilometri dalla Terra, questi dettagli risultano già straordinari.

Il dato più impressionante riguarda proprio l’estensione dell’anti-coda: tanto ampia da indicare un flusso di materia in grado di contrastare e superare la pressione del vento solare, che viaggia a circa 400 km/s. Una tale caratteristica rende 3I/ATLAS un oggetto potenzialmente unico nel panorama delle comete interstellari.

Un'immagine di 3I/ATLAS, scattata il 22 novembre 2025 alle 19:25 UTC con un telescopio da 0,5 metri. In quel momento, 3I/ATLAS era vicina in proiezione alla galassia NGC4454 nel cielo. La direzione verso il Sole è verso l'angolo in basso a sinistra. (Credito: Mitsunori Tsumura )
Un’immagine di 3I/ATLAS, scattata il 22 novembre 2025 alle 19:25 UTC con un telescopio da 0,5 metri. In quel momento, 3I/ATLAS era vicina in proiezione alla galassia NGC4454 nel cielo. La direzione verso il Sole è verso l’angolo in basso a sinistra. (Credito: Mitsunori Tsumura )

Pressione dell’ariete e densità dell’anti-coda di 3I/ATLAS

L’anti-coda di 3I/ATLAS mostra una densità sorprendentemente elevata, tale da resistere alla pressione esercitata dal vento solare. Poiché la pressione dell’ariete è proporzionale al quadrato della velocità del gas, la differenza tra i 400 km/s del vento solare e i ~400 m/s tipici dell’outgassing cometario è critica.

Questo implica che la densità del gas espulso da 3I/ATLAS debba essere un milione di volte superiore alla densità del vento solare, solitamente pari a poche masse protoniche per cm³. Valori così elevati richiedono un’enorme attività di rilascio di materiale, difficilmente riconducibile a una cometa “naturale”.

Secondo le stime, l’anti-coda più esterna corrisponde a un flusso di massa pari a 200 tonnellate al secondo su un’area equivalente a un quadrato di 0,3 milioni di chilometri di lato. Includendo anche la coda principale, la perdita di massa totale negli ultimi due mesi raggiunge valori di alcuni miliardi di tonnellate.

Un'immagine di 3I/ATLAS, scattata il 21 novembre 2025. (Credito: Paul Craggs)
Un’immagine di 3I/ATLAS, scattata il 21 novembre 2025. (Credito: Paul Craggs)

Perdita di massa di 3I/ATLAS: fenomeno naturale o attività artificiale?

Le analisi relative ai mesi di ottobre e novembre 2025 indicano che 3I/ATLAS avrebbe perso almeno il 10% della sua massa minima stimata, pari a 33 miliardi di tonnellate. Questo valore era stato ricavato dal comportamento dinamico dell’oggetto nei mesi precedenti, durante i quali non erano state osservate accelerazioni non gravitazionali.

Una successiva misura dell’accelerazione non gravitazionale — registrata da JPL Horizons attorno al perielio di ottobre 2025 — ha raggiunto una significatività statistica di dieci sigma, rendendo impossibile ignorarne l’origine. Se il fenomeno fosse attribuibile alla semplice sublimazione naturale del ghiaccio, la quantità di massa espulsa dovrebbe superare nuovamente il 10% della massa totale, rendendo 3I/ATLAS un oggetto straordinariamente attivo.

Una possibilità alternativa riguarda l’ipotesi di getti di propulsione tecnologica, che eliminerebbero la necessità di una massiccia perdita di massa. I propulsori chimici o ionici, con velocità di scarico molto superiori al deflusso termico naturale, ridurrebbero rispettivamente di 2 o 4 ordini di grandezza la massa richiesta per produrre la stessa accelerazione.

Un'immagine di 3I/ATLAS, scattata il 22 novembre 2025 alle 5:28 UTC con un telescopio da 0,315 metri in Spagna. (Credito: Peter Carson Leigh)
Un’immagine di 3I/ATLAS, scattata il 22 novembre 2025 alle 5:28 UTC con un telescopio da 0,315 metri in Spagna. (Credito: Peter Carson Leigh)

Morfologia allungata di 3I/ATLAS: struttura reale o effetto di movimento?

Il 22 novembre 2025, Paul Craggs ha riportato un aspetto eccezionalmente allungato di 3I/ATLAS, lasciando aperta l’interpretazione tra distorsioni dovute al moto o una reale struttura fisica insolita. La forma potrebbe essere dovuta all’effetto di trascinamento della coda durante esposizioni prolungate, ma la ripetizione del fenomeno in altre osservazioni invita alla cautela.

La struttura allungata potrebbe indicare attività jet-driven fortemente direzionale, compatibile con un modello cometario atipico o addirittura con un oggetto interstellare non naturale. Anche altre immagini — come quelle ottenute da Peter Carson Leigh e Elena Walter tra il 22 e il 24 novembre — confermano la morfologia coda/anti-coda senza contraddire le osservazioni precedenti.

Solo i telescopi più potenti, come Hubble e James Webb, potranno chiarire se la forma osservata rappresenti un reale tratto fisico o un artefatto ottico.

Un'immagine di 3I/ATLAS, scattata il 24 novembre alle 8:05 UTC con un telescopio da 0,432 metri in Cile. (Crediti: Elena Walter, Liena Dreams)
Un’immagine di 3I/ATLAS, scattata il 24 novembre alle 8:05 UTC con un telescopio da 0,432 metri in Cile. (Crediti: Elena Walter, Liena Dreams)

Il massimo avvicinamento alla Terra: cosa ci diranno le osservazioni del 19 dicembre 2025

Il momento chiave per lo studio di 3I/ATLAS arriverà il 19 dicembre 2025, quando l’oggetto passerà alla sua minima distanza dalla Terra, pari a 269 milioni di chilometri. Durante questo periodo, i telescopi terrestri più grandi e gli osservatori spaziali cattureranno dati ad altissima risoluzione, fondamentali per formulare un verdetto sulla sua natura.

Le osservazioni spettroscopiche saranno cruciali per misurare la velocità dei getti, distinguendo un outgassing naturale da un possibile meccanismo non naturale. Inoltre, modelli dinamici più precisi potranno definire se l’oggetto rischierà di entrare nel raggio di Hill di Giove il 16 marzo 2025, un’eventualità che influenzerebbe drasticamente il suo destino orbitale.

Il mese di dicembre 2025 sarà quindi decisivo: potrebbe chiudere il caso o aprire un nuovo capitolo nella storia degli oggetti interstellari.

Conclusioni: 3I/ATLAS è davvero una cometa naturale?

L’enorme estensione dell’anti-coda, l’intensa perdita di massa, le accelerazioni non gravitazionali e la forma allungata pongono 3I/ATLAS in una categoria a sé. Mentre l’interpretazione naturale resta possibile, la necessità di spiegare fenomeni così energetici lascia spazio a ipotesi alternative.

Tra pochi giorni, grazie alle osservazioni di dicembre 2025, potremo forse rispondere in modo definitivo a una domanda che appassiona astronomi e pubblico: 3I/ATLAS è una cometa interstellare naturale estremamente attiva o qualcos’altro?

Fonte: Medium

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Tag: 3I/ATLAS cometa interstellare immagini 3I/ATLAS mistero 3I/ATLAS oggetti interstellari misteriosi oggetto interstellare

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